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Tricentenario

Tricentenario

Аннотация

    Pur di far partire la prima astronave interstellare gli scienziati sono disposti a mettere in scena un gigantesco imbroglio, e alla fine questo si rivelerà un bene.

    Vincitore del premio Hugo e Locus per il miglior racconto breve (Short Story) in 1977.
    Nominato per il premio Nebula in 1977.


Joe Haldeman Tricentenario

DICEMBRE 1975

    Gli scienziati sostenevano che il Sole poteva far parte di un sistema doppio. Perché il suo compagno restasse sconosciuto, ovviamente, doveva essere piccolo e fioco, e lontano migliaia di unità astronomiche.
    Alla fine l’avrebbero trovato; anzi, li avrebbero trovati. E sarebbero stati utili.

GENNAIO 2075

    L’ufficio era lussuoso persino secondo i criteri della Washington del 21° secolo. Il senatore Connors aveva la passione dell’antiquariato. Una parete era occupata da volumi rilegati in pelle; un grosso telescopio di ottone simboleggiava il suo ruolo di Collegamento con la Lega delle Scienze. Un tappeto navajo, proveniente dal suo Stato, copriva quasi tutto il parquet. Un grosso orologio a pendolo. Quadri, vecchie carte geografiche.
    Il terminale del computer era nascosto nel primo cassetto della massiccia scrivania di teak. Sulla scrivania: un sottomano, un portapenne con la stilografica, e un telefono Bell, nero, vecchio d’un secolo e senza video. Il telefono trillò.
    Il segretario gli annunciò che il dottor Leventhal aspettava d’essere ricevuto. — Continui a rispondermi per trenta secondi, — disse il senatore. — Poi riattacchi e lo faccia entrare.
    Posò il ricevitore e andò allo specchio a muro. Si rassettò la cravatta e la cappa; poi, con l’unghia dell’indice, pareggiò la linea del rossetto. Si passò la mano tra i lunghi capelli bianchi ormai radi e tornò accanto alla scrivania, con una mano sul telefono.
    La pesante porta si aprì con un fruscio. Un uomo basso e magro s’inchinò leggermente. — Sire.
    Il senatore gli andò incontro tendendogli le mani. — Oh, piantala, Charlie. Dammi le zampe. — L’uomo gli prese entrambe le mani, solo per un istante. — Quando mai sono stato «Sire» per te, stupido?
    — Dalla settimana scorsa — disse Leventhal, — i soci della Lega ti chiamano in modi ben peggiore di «Sire».
    Il senatore annuì due volte. — Vero. È vero. E li capisco. Ma la volontà del popolo…
    — Sicuro. — Leventhal lo pronunciò come fosse una parola sola: — Lavolontadelpopolo.
    Connors andò alla libreria e aprì un pannello intarsiato. — Bevi qualcosa?
    — Sì, Bo. — Charlie sospirò e sedette su un soffice divano. — D’accordo. Sherry o qualcosa di simile.
    Il senatore portò i bicchieri e sedette accanto a Charlie. — Avresti dovuto darmi ascolto. Avresti dovuto incaricare la Lega dei Pubblicitari di scrivere la proposta.
    — Abbiamo ottimi scrittori.
    — Si è visto. Meno del due per cento dell’elettorato si è preso il disturbo di votare; e quasi tutti in favore della richiesta dell’amministrazione. Ora, prendi la Lega degli Ingegneri…
    — Prendili tu gli ingegneri e…
    — Loro si sono rivolti alla Lega dei Pubblicitari. — Connors alzò le spalle. — E hanno ottenuto gli stanziamenti.
    — È facile far accettare ponti, centrali elettriche e shuttles. È difficile far accettare la scienza pura.
    — Una ragione di più per…
    — Già, sicuro. Chiedi il doppio e danne la metà ai pubblicitari. Forse l’anno prossimo. Non è di questo che sono venuto a parlare.
    — La faccenda della radio?
    — Giusto. Hai letto il rapporto?
    Connors guardò il bicchiere.
    — Charlie, lo sai che non ho il tempo di…
    — Ma qualcuno l’ha letto.
    — Oh, sì. Un bravo specialista d’astronomia del mio staff: mi ha fatto un riassunto. Molto, molto interessante.
    — C’è una civiltà intelligente a undici anni-luce di distanza… è molto interessante?
    — Sicuro. Davvero sensazionale. — Un silenzio imbarazzato. — Uh, che cosa avete intenzione di fare?
    — Due cose. Prima, stiamo cercando di capire che dicono. È difficile. Secondo, vogliamo inviare un messaggio in risposta. Questo è facile. E qui entri in scena tu.
    Il senatore annuì, con aria piuttosto guardinga.
    — Lascia che ti spieghi. Abbiamo già mandato in precedenza altri messaggi a questa stella, 61 Cygni. Per la precisione è una stella doppia, con un compagno oscuro.
    — Come noi.
    — All’incirca. Comunque, i messaggi non hanno mai avuto risposta. Quelli non ascoltavano, evidentemente; non trasmettono.
    — Ma se abbiamo…
    — Quel che riceviamo è più o meno quello che si riceverebbe a undici anni-luce dalla Terra. Una gran confusione, suoni vecchi di undici anni. Molto debole. Ma evidentemente non è generato da una sorgente naturale.
    — Allora noi stiamo già mandando un messaggio di risposta. Dello stesso tipo che loro inviano a noi.
    — Sì, giusto, ma…
    — E io che cosa c’entro?
    — Bo, non vogliamo parlargli bisbigliando… vogliamo gridare! Attirare la loro attenzione. — Leventhal sorseggiò il vino e si appoggiò alla spalliera. — E per questo abbiamo bisogno di una quantità enorme d’energia.
    — Uh, verissimo. Charlie, l’energia è denaro. Di quanto stai parlando?
    — Tutto. Voglio chiudere la Valle della Morte per dodici ore.
    Il senatore spalancò la bocca, in silenzio. Poi: — Charlie, hai lavorato troppo. Un altro Blackout? Di proposito?
    — Non ci sarà nessun Blackout. La Valle della Morte ha riserve d’emergenza per quattordici ore.
    — A metà potenza. — Il senatore vuotò il bicchiere e tornò al bar scuotendo la testa. — Prima mi dici che vuoi energia. Poi dici che vuoi spegnerla. — Ritornò portando la bottiglia avvolta nella tela da sacco. — Non ha senso, ragazzo mio.
    — Non voglio spegnerla. Voglio usarla in un altro modo.
    — Cos’è? Un indovinello?
    — No, ascolta. Sai che l’energia, in realtà, non arriva dalla griglia della Valle della Morte: quella è solo una stazione di transito e un accumulatore. L’energia viene dalla stazione orbitale…
    — Questo lo so, Charlie. Ho un Certificato Scientifico.
    — Sicuro. Quindi abbiamo un grande laser a micro-onde in orbita, che trasmette un fascio ristretto d’energia. Abbastanza per far funzionare il Nord America. Abbastanza…
    — È appunto quello che intendo io. Non puoi…
    — E allora lo giriamo dalla parte opposta e lo puntiamo verso una griglia sulla Luna. Trasmettiamo l’energia alla grande antenna radio di Farside. La trasformiamo in onde radio e la puntiamo verso 61 Cygni. Con una potenza tale da fargli friggere le otturazioni dei denti.
    — Non mi pare molto amichevole.
    — In realtà non sarebbe tanto potente… ma lo sarebbe molto di più di qualunque sorgente naturale da ventun centimetri.
    — Non saprei, ragazzo mio. — Il senatore si soffregò gli occhi e fece una smorfia. — Forse potrei farlo di nascosto, informando poche persone di quello che deve succedere. Ma funzionerebbe solo per pochi minuti… perché avete bisogno di dodici ore, del resto?
    — Ecco, il laser non si punterà automaticamente sulla Luna, come fa con la Valle della Morte. Calcola che ci vorrà circa un’ora per girarlo e puntarlo.
    «E poi, non vogliamo inviare semplicemente una raffica di onde radio. Abbiamo bisogno di un programma di cinque ore, che all’inizio stabilisce un linguaggio comune, e poi parla di noi, e alla fine rivolge loro qualche domanda. Vogliamo trasmetterlo due volte.
    Connors riempì di nuovo entrambi i bicchieri. — Quanti anni avevi nel ’47, Charlie?
    — Sono nato nel ’45.
    — Allora non ricordi il Blackout. Morirono diecimila persone… e tu vorresti convincermi a proporre…
    — Andiamo, Bo. Non è la stessa cosa. Adesso sappiamo che gli accumulatori funzionano… e poi quelli che morirono avevano quasi tutti sistemi di sicurezza difettosi sulle macchine. Se li avvertiremo che l’energia si ridurrà di potenza, controlleranno che funzionino a dovere, altrimenti faranno bene a non volare.
    — E i mass-media? Saranno costretti a trasmettere a turno. Spiegherete voi al Popolo quel che potrà vedere?
    — Al diavolo i mass-media. Avranno da raccontare l’avvenimento più sensazionale dopo la Crocifissione.
    — Può darsi. — Connors prese una sigaretta e spinse la scatola verso Charlie. — Tu non ricordi quel che successe ai senatori della California nel ’47, vero?
    — Non gli successe niente di buono, immagino.
    — Appunto. Furono destituiti. E fu una fortuna che non finissero linciati. Anche se il guasto era lassù in orbita.
    «Lo sai: la gente paga alla California una tassa per la griglia. Tutti credono che l’energia provenga dalla California. Se qualcosa va storto, è con la California che se la prendono. Io sono il senatore liberale della California, Charlie: chiedimi la Luna, e forse potrò fare qualcosa. Ma non chiedermi di mettere le mani sulla Valle della Morte.
    — D’accordo, d’accordo. Non ti sto chiedendo di organizzarmi tutto. Basta che lo porti a un referendum. Noi faremo tutto il possibile per sensibilizzare l’opinio…
    — Non servirà a niente. Avete stentato persino a far approvare la sonda per Scilla… eppure quella non costava niente a nessuno, visto che è l’L-5 a pagare le spese.
    — Basta che tu ottenga il referendum.
    — Vedremo. Io ho una quota, lo sai. E con l’avvicinarsi del Tricentenario, vorranno tutti proporre qualcosa.
    — Ti prego, Bo. Questa è una faccenda molto più grossa. La più grossa di tutti. Cerca di ottenere il referendum.
    — Forse potrò assecondare la proposta. Ma non prometto niente.

MARZO 1992

    Da Fax Pix, 12 marzo 1992:

    ANTICA SONDA SPAZIALE RIVELA DUE STELLE NUOVE
    1. Il Pioneer 10 inviò alla Terra la prima foto di Giove nel 1973 (foto a sinistra in alto).
    2. Nel 1987 lasciò il sistema solare. Fu il primo oggetto costruito dall’uomo a lasciarlo.
    3. Ieri, come riferisce l’NSA, il Pioneer 10 ha incominciato a captare radiazioni pesanti. Le radiazioni sono aumentate fino a raggiungere il massimo verso le 3 p.m. Poi sono diminuite. Le radiazioni devono provenire dall’esterno del sistema solare.
    4. Gli scienziati dell’NSA e delle Hawaii dicono che il Pioneer 10 è passato attraverso un disco di radiazioni sincrotroniche provenienti da due stelle di cui non si conosceva l’esistenza.
    A. Le stelle sono piccole «nane nere».
    B. Le due stelle girano l’una l’intorno all’altra in 40 secondi e impiegano 350.000 per girare intorno al Sole.
    C. Una delle stelle è formata d’antimateria, che esplode se tocca la materia normale. Gli scienziati delle Hawaii hanno visto un disco molto fioco di luce invisibile (infrarossa) che si accende e si spegne ogni venti secondi. La luce proviene dalla zona dove si toccano le atmosfere delle due stelle (foto a sinistra in basso).
    D. Le stelle hanno un fortissimo campo magnetico. La radiazione proviene dalla materia che sprizza via dalle stelle e cerca di passare attraverso il campo.
    E. Le stelle distano dal Sole 5000 volte più di noi. Sono situate ad un angolo anomalo rispetto al resto del sistema solare (illustrazione in basso a destra).
    5. L’NSA afferma che queste stelle non rappresentano un pericolo per noi. Sono troppo lontane e, del resto, nel sistema solare non c’è niente che passi mai attraverso la radiazione.
    6. L’astronoma che ha scoperto le stelle intende chiamarle Scilla e Cariddi.
    7. Gli scienziati dicono che non sanno da dove siano arrivate le due stelle. Tutto il resto che c’è nel sistema solare, invece, ha senso.

FEBBRAIO 2075

    Quando incominciò la fase di attracco, Charlie pensò che era quello il momento in cui diventava facile distinguere gli scienziati dai bagagli. Gli scienziati erano nervosi.
    In superficie, sembrava tutto molto tranquillo… non era come l’accelerazione al decollo, che faceva male alle ossa e stiracchiava la pelle. Il cilindro scintillante e trasparente dell’L-5 ingrandì adagio adagio e poi si girò per puntare verso di loro.
    Il problema era che una colonia spaziale abbastanza grande per ospitare 4000 persone ha più inerzia di Dio. Se lo shuttle avesse urtato troppo velocemente la depressione dell’attracco, si sarebbe accartocciato come una fisarmonica. Una nave spaziale è fatta per sopportare lo stress nell’altra direzione.
    Charlie non aveva pagato il biglietto di prima classe, ma lo lasciarono salire comunque nella cupola d’osservazione: un gesto di cortesia professionale. C’erano soltanto altri due, in piedi sul tappeto di Velcro, legati a una sbarra e aggrappati a un’altra.
    Erano un uomo e una donna, giovani tutti e due; probabilmente erano nuovi coloni. L’uomo stava parlando in toni eccitati. La donna guardava fissamente davanti a sé e non ascoltava. Stringeva convulsamente la sbarra e serrava i denti. Charlie avrebbe voluto dirle qualcosa per farle coraggio, ma è difficile parlare quando si trattiene il fiato.
    Gli ultimi metri sono i peggiori. Non puoi vedere niente oltre la curva dello scafo, e i jet di manovra producono un incessante balbettio di piccoli urti: sinistra, destra, avanti, indietro. Se lo shuttle si fosse accartocciato, la cupola sarebbe andata in frantumi? Oppure sarebbe schizzata via?
    La manovra era controllata dal computer, naturalmente. Il pilota non faceva altro che star lì seduto in una nebbia di sudore senza peso.
    Poi il gemito sordo, il fremito quasi subsonico quando lo scafo liscio dello shuttle stridette contro i respingenti anti-attrito. Charlie attese il risonante spang che avrebbe annunciato che stavano andando un po’ troppo veloci: le lamine di lega friabile sotto i respingenti che si sgretolavano per assorbire l’energia del moto in avanti: l’ultima trincea.
    Se questo non li avesse fermati, avrebbero urtato una muraglia d’acciaio massiccio di due metri di spessore, che li avrebbe fermati senza il minimo dubbio. Una volta era successo. Ma questa volta no.
    — Restate seduti, prego, fino a che la pressione non sarà equalizzata — disse una voce registrata. — È stato un piacere avervi a bordo.
    Charlie si calò lungo la pertica, e tornò nell’area passeggeri. Raggiunse il suo sedile e attese, obbediente, che gli orecchi schioccassero. Poi il portello laterale si aprì, e insieme agli altri passeggeri si avviò lungo il grosso tubo che conduceva all’ascensore. Erano in piedi sul soffitto. Qualcuno aveva laboriosamente scarabocchiato un graffito sulla parete metallica:

    Bloccati su questo ascensore per ore:
    Un ascensore che è costato un milione di dollari.
    La forza centrifuga non esiste:
    L’L-5 risucchia.

    Altri trenta secondi d’imponderabilità mentre scendevano. C’erano venti o venticinque persone che attendevano sulla piattaforma di carico.
    Charlie uscì nel profumo di fiori d’arancio e d’erba appena tagliata. Era a casa.
    — Charlie! Ehi, qua! — Un giovane stava accanto a una bicicletta tandem. Charlie gli strinse entrambe le mani, e salì sul sellino posteriore. — Voglio bere qualcosa.
    — Cosa hai…
    — Prima bere. Poi parlerò. — Si avviarono lungo la strada levigata che portava verso la cittadina.
    Il bar era un semplice tendone sopra un gruppo di tavolini e di sedie, affacciato sul lago al centro della cittadina. Non c’era un barista: andavi al banco di servizio, battevi il tuo numero di credito e poi sceglievi vino o succo di frutta, con o senza alcol distillato a vuoto. Per un po’ parlarono del nervosismo causato dal tragitto con lo shuttle, e poi:
    — Cos’hai ottenuto da Connors?
    — Parole. Non molto. Farò una relazione completa alla riunione di stasera. Sembra comunque che non arriveremo neppure al referendum.
    — Non era esattamente quello che avevamo previsto? Dovremmo accogliere l’idea di François Petain.
    — Troppo rischiosa. — Il piano di Petain consisteva nel dire alla Valle della Morte che dovevano bloccare il laser per ripararlo. Non parlare neppure ai terragnoli del segnale: rispondere e basta. — Se lo scoprissero ci farebbero causa per danni e ci porterebbero via anche i denti.
    Il giovane scrollò la testa. — Non li capirò mai, i terragnoli.
    — Non è compito tuo. — Charlie era uno psicologo, ed era nato e aveva studiato sulla Terra. — Nessuno di quelli che sono nati quassù ci riuscirebbe.
    — Può darsi. — Il giovane si alzò. — Grazie. Ora devo tornare al lavoro. Sai che devi chiamare la dottoressa Bemis prima della riunione?
    — Sì. Ho trovato il messaggio al Cape.
    — Ha una sorpresa per te.
    — Come sempre. Voialtri non fate mai niente, qui, se non quando me ne vado.

    Al telefono, Abigail Bemis disse soltanto che Charlie doveva andare a cena da lei: lo avrebbe preparato per la riunione.
    — Tutto ottimo, Ab. Sulla Terra non ho potuto permettermi di mangiare cibo vero.
    Lei rise, mise i piatti nella lavastoviglie e versò due tazze di caffè. Rise di nuovo quando sedette. Era una donna robusta, con i capelli bianchi, gli occhi vivaci e un mare di rughe.
    — Sei di buon umore, stasera.
    — Sì. È l’attesa.
    — Johnny mi ha detto che avevi una sorpresa per me.
    — Cribbio, lui non sa neppure la metà. Dunque non hai concluso niente con il senatore.
    — No. Anche meno di quanto mi aspettassi. Qual è il segreto?
    — Connors è un bravo ragazzo. Ha fatto molto per noi.
    — Suvvia, Ab. Di cosa si tratta?
    — Ha ragione lui. Se spegnessimo la televisione ai terragnoli per venti minuti, loro si troverebbero alle prese con un’altra Rivoluzione.
    — Ah…
    — Manderemo il messaggio.
    — Sicuro. Immaginavo che l’avremmo mandato. Ci serviremo di Farside, con tutta la potenza di cui potremo disporre. Se avremo fortuna…
    — No. L’energia non è sufficiente.
    Charlie rimestò nel caffè mezzo cucchiaino di zucchero. — Avete intenzione… di sfidare Connors?
    — Al diavolo Connors. Non useremo la radio.
    — La luce visibile, allora? Gli infrarossi?
    — Lo consegneremo a mano. Con la Daedalus.
    Charlie si stava portando alle labbra la tazza. Si versò addosso quasi tutto il caffè.
    — Ecco, prendi un tovagliolo.

GIUGNO 2040

    Da Breve storia del Vecchio Ordine (Freeman Press, 2040):
    … e se pensate che questo fosse uno spreco, allora considerate il Progetto Daedalus.
    Era la prima grande costruzione spaziale dopo l’L-5. L’L-5 funzionava perfettamente, perché era pratica. Ma il Progetto Daedalus (era il nome di un dio greco che sapeva volare) fu un tipico caos di denaro buttato al vento.
    Nel 2016 gli scienziati convinsero la borghesia a pagare un viaggio a un’altra stella! Avrebbe impiegato più di cento anni… ma gli scienziati contavano di mettere al mondo figli lungo la strada, e di far diventare scienziati anche loro, gli piacesse o no.
    Si proponevano di usare come combustibile tutte le vecchie bombe all’idrogeno… come se noi non avessimo potuto aver bisogno del combustibile, un giorno o l’altro, qui sulla Terra. E se quelli dell’L-5 avessero deciso che non gli eravamo simpatici, e avessero interrotto la trasmissione dell’energia?
    La Daedalus doveva essere un’astronave lunga quasi un chilometro! Quasi tutta doveva essere costruita e montata nello spazio, con materiale preso sulla luna, ma la parte più costosa (c’era da scommetterlo) doveva venir spedita dalla Terra.
    Riuscirono quasi a costruirla, ma poi vennero la crisi e la Rivoluzione Popolare. Il Popolo non aveva nessuna intenzione di dar loro quelle bombe all’idrogeno, visto che ci stavano sopra la testa in quel modo.
    Così lasciammo le bombe all’idrogeno a Helsinki e i matti spaziali ripresero a fare quello che dovevano fare. Ogni anno presentano una petizione per ottenere quelle bombe, ma ogni anno la Volontà del Popolo dice di no.
    L’astronave è ancora lassù: un fantastrilione di dollari inutilizzato. Un monumento alla follia borghese. Peggio delle Piramidi!

FEBBRAIO 2075

    — Dunque la sonda da mandare a Scilla è soltanto un trucco per ottenere il combustibile…
    — Oh, no, non esattamente. — Abigail gli passò un fascicolo dalla copertina azzurra. — Andremo a Scilla. Rastrelleremo qualche megatonnellata di antimateria degenerata. E un’uguale quantità di materia degenerata prelevata da Cariddi.
    «Non abbiamo intenzione di fare un viaggio che duri intere generazioni, Charlie. Il combustibile all’idrogeno ci porterà fin là; e una volta là, useremo le bottiglie magnetiche per contenere il combustibile vero.
    — Annientamento totale della materia — disse Charlie.
    — Appunto. Emme-ci-al quadrato al nono posto decimale. Non stiamo parlando di secoli per raggiungere 61 Cygni. Nove anni tra andata e ritorno.
    — Ai terragnoli non andrà a genio. Tutta l’ostilità contro il progetto Daedalus originale…
    — Al diavolo i terragnoli. Faremo tutto quello che abbiamo promesso, con le loro preziose bombe all’idrogeno: andremo a Scilla, preleveremo un po’ di antimateria e la riporteremo indietro. Faremo soltanto una deviazione, prima di tornare.
    — Non volete dirgli semplicemente quel che faremo? Loro non ci rimetteranno un soldo…
    Abigail scrollò la testa e rise di nuovo, questa volta amaramente. — Non hai letto l’editoriale della Peoplepost di stamattina, vero?
    — Avevo troppo da fare.
    — Anch’io, amico. Ho troppo da fare per leggere quelle fesserie. Ma uno dei miei collaboratori me l’ha portato.
    — Parla della Daedalus?
    — No… di 61 Cygni. E di quei pazzi di scienziati che vogliono far sapere a quelli di lassù che c’è vita sulla Terra.
    — E così quelli verranno e ci trasformeranno in polpette.
    — Più o meno.

    Più di tremila persone erano sedute sul pendio, un anfiteatro «naturale» formato da terra lunare ed erba terrestre. C’era un baccano incredibile, e parlavano tutti insieme. La dottoressa Bemis aveva appena annunciato la spedizione a 61 Cygni.
    Al decimo — Silenzio, per favore — Abigail Bemis poté proseguire: — Quindi capite benissimo perché non possiamo trasmettere questa riunione. Sulla Terra la capterebbero. E così pure, in questo momento sull’L-5 non ci sono rappresentanti dei mass-media terragnoli. Sono tornati sulla Terra per il normale avvicendamento e lo shuttle con i sostituti aveva bisogno di riparazioni al Cape. Gli altri due shuttle sono qui.
    «Perciò chiedo a voi tutti, e a tutti i vostri fratelli che non hanno potuto abbandonare i loro posti di lavoro, di tener segreta la faccenda più grossa che ci sia mai stata da quando Isabella di Castiglia impegnò i suoi gioielli.
    «Ora il dottor Leventhal, capo della nostra sezione di Scienze Sociali, vi parlerà della selezione dell’equipaggio.
    Charlie detestava parlare in pubblico. In quell’ambiente, si sentiva come un cristiano diretto all’arena per finire in pasto ai leoni. Sistemò gli appunti sul leggio.
    — Uh, il problema fondamentale… — Mille persone gli chiesero di alzare la voce. Charlie regolò il microfono.
    — Il problema principale è che abbiamo spazio per circa mille persone. È probabile che quelli che vorranno andare saranno più di uno su quattro.
    Clamoroso brusio di assenso. — E non vogliamo essere dispotici nella scelta… ma io ho fissato certi criteri, e la dottoressa Bemis è d’accordo.
    «Nessuno dovrebbe proporsi di andare se ha bisogno di particolari cure mediche, ovviamente. Per la stessa ragione, prenderemo in considerazione pochissime persone anziane.
    Con un filo di voce, Abigail disse: — Sessantaquattro anni non sono tanti, Charlie. Io vado. — Prima non ne aveva parlato.
    Charlie continuò, guardandola: — Secondo, dobbiamo lasciare qui coloro che sono assolutamente indispensabili per la manutenzione dell’L-5. Inclusa la centrale elettrica. — Abigail gli sorrise.
    — Non intendiamo dividere le coppie, per nove anni o più… ma non accetteremo neppure i bambini. — Charlie attese che il chiasso si placasse. — In questa missione, i bambini sarebbero bagagli. Dovrete trovare loro genitori adottivi. Forse verranno con il prossimo viaggio.
    «Perché non possiamo permetterci di portare bagagli. Non sappiamo cosa ci aspetti a 61 Cygni… mille persone sembrano tante, ma non lo sono. Non lo sono, se considerate che abbiamo bisogno di rappresentanti di tutto lo scibile umano e di tutte le capacità umane. Potrebbe saltar fuori che una persona capace di cantare madrigali è più importante di un fisico del plasma. È impossibile saperlo prima.

    I quattromila riuscirono a mantenere il segreto, non tanto per forza di carattere quanto per la profonda paranoia nei confronti della Terra e dei terrestri.
    E il Tricentenario del senatore Connors venne effettivamente in loro aiuto.
    Sebbene vi fosse «Un Solo Mondo» governato dalla «Volontà del Popolo», certe regioni avevano più influenze delle altre, e il nazionalismo non era affatto morto. Questo era un fattore.
    Un altro fattore era ciò che i terragnoli provavano nei confronti delle bombe termonucleari immagazzinate a Helsinki. Tutte anticaglia: quasi tutte avevano più d’un secolo. Gli scienziati dicevano che non erano assolutamente pericolose, ma sapete com’è.
    Le bombe, tecnicamente, appartenevano ancora ai paesi che le avevano consegnate; e nove su dieci erano divise tra Nord America e Russia. L’altro decimo era suddiviso fra altri 42 paesi. Ogni tanto si radunavano per discutere cosa dovevano farsene di quei cosi maledetti. Tutti desideravano sbarazzarsene in modo utile, ma nessuno era disposto a pagare le spese.
    La proposta di Charlie Leventhal era semplice. L’L-5 avrebbe fornito il denaro, i materiali e il personale. Su uno scoglio brullo in mezzo al Mar di Norvegia avrebbero smontato le vecchie bombe, una alla volta, e le avrebbero trasformate in capsule di combustibile per la Daedalus.
    La sonda Scilla-Cariddi avrebbe dovuto onorare entrambe le principali potenze spaziali. Ribattezzata John F. Kennedy, avrebbe lasciato l’orbita terrestre in occasione del Tricentenario dell’America. Avrebbe accelerato fino a metà strada, verso il sistema delle due stelle, ad una gravità; poi si sarebbe capovolta e avrebbe rallentato con lo stesso ritmo. Avrebbe usato un congegno magnetico per raccogliere un po’ di antimateria da Scilla. Il 1° maggio 2077 avrebbe cambiato nome e sarebbe diventata la Leonid I. Brezhnev per il viaggio di ritorno. Per motivi di sicurezza, l’antimateria sarebbe stata consegnata a una stazione di ricerche lunare, presso Farside. Gli scienziati dell’L-5 sostenevano che lo sfruttamento dell’energia ricavata dall’annientamento totale della materia avrebbe trasformato la Terra in un paradiso.

GENNAIO 2076

    — Al diavolo! — Charlie era livido. — Non… non voglio! No!
    — Ma tu sei l’unico…
    — Non è vero, Ab. Lo sai. — Charlie camminava avanti e indietro nel minuscolo ufficio. — Ci sono dozzine di persone che possono dirigere l’L-5. Molto meglio di me.
    — Non meglio di te, Charlie.
    Lui si fermò di colpo davanti alla scrivania. — Suvvia, Ab. C’è una sola persona veramente adatta per restare a mandare avanti la baracca. Non soltanto ha dato buona prova di sé, ma è anche troppo vecchia per…
    — Non sono obbligata ad ascoltare queste fesserie.
    — Senti, Ab…
    — No, senti tu. Ero appena nata quando incominciammo a costruire la Daedalus. E ci ho lavorato da ragazza e da giovane donna.
    «Potrei portarti là fuori con uno shuttle e mostrarti i bulloni che ci ho messo con le mie mani. Mezzo secolo fa.
    — Ma è il mio…
    — Mi sono guadagnata il biglietto, Charlie. — La voce di Abigail si addolcì. — L’età è un fattore, sì. Questo è solo il primo di molti viaggi… e quando la nave tornerà, io sarò troppo vecchia. Tu sarai nel fiore della vita… e avrai più di vent’anni d’esperienza come Coordinatore. Sono sicura che ti faranno comandante al prossimo…
    — Non voglio essere comandante. Non voglio essere Coordinatore. Voglio soltanto andare!
    — Tu e altre tremila persone.
    — E fra le mille che non vogliono andare, e non possono, non ce n’è una che potrebbe diventare Coordinatore? Potrei citare tanti di quei nomi…
    — Non si tratta di questo. Sull’L-5 non c’è nessuno che abbia l’influenza e le conoscenze che tu hai sulla Terra. Non c’è nessuno che capisca i terragnoli altrettanto bene.
    — Questo è razzismo, Ab. I terragnoli sono esattamente come me e te.
    — Alcuni sì. Non mi pare che tu corra sulla Terra ogni volta che ne avresti la possibilità… perché? Perché ti piace il panorama di quassù? Perché ti piace vivere in scatola?
    Charlie non aveva una risposta pronta. Ab continuò: — Il Coordinatore dovrà dare parecchie spiegazioni, e dovrà cercare di appianare le cose fra l’L-5 e la Terra. Questo è sempre stato il tuo lavoro, Charlie. E poi, qui sei conosciuto e rispettato. Rappresenti l’unica scelta logica.
    — Non sto discutendo la tua logica.
    — Lo so. — Non era necessario che parlassero del documento, firmato tra gli altri anche da Charlie, che conferiva alla dottoressa Bemis l’autorità finale nella scelta dell’equipaggio della Daedalus-Kennedy-Brezhnev. — Cerca di non odiarmi troppo, Charlie. Devo fare ciò che è meglio per la mia gente. Per tutta la mia gente.
    Charlie le lanciò un’occhiataccia e uscì.

GIUGNO 1976

    Da Fax Pix, 4 giugno 2076

    LA FATTORIA SPAZIALE PARTIRÀ PER LE STELLE IL MESE PROSSIMO
    1. La John F. Kennedy, che partirà per Scilla-Cariddi il mese prossimo, è come una piccola L-5 con le bombe nella coda (foto a sinistra in alto).
    A. Il viaggio durerà venti mesi. Potrebbero portare poca gente e riempire la nave di viveri, aria e acqua, oppure portare tanta gente con un’ecologia chiusa, come l’L-5.
    B. Avrebbero potuto portare soltanto un paio di centinaia di persone per mandare avanti le colture e il resto. Ma quasi tutti i matti spaziali volevano andare. Tanto, sono abituati a vivere così (e senza andare da nessuna parte).
    C. Quando torneranno, la fattoria verrà usata come punto di partenza per l’L-4, simile all’L-5 ma all’inizio un po’ più piccola, e piazzata dall’altra parte della Luna (illustrazione in basso a sinistra).
    2. Per le altre notizie e illustrazioni sul Tricentenario, vedere la quarta di copertina.

LUGLIO 2076

    Charlie stava concludendo una settimana di soggiorno sulla Terra quando venne lanciata la John F. Kennedy. Stanco di venire intervistato, sgattaiolò via dalla sala dei media al porto degli shuttle, al Cape. La tessera bianca gli permise di recarsi sulla pista d’atterraggio, da solo.
    Lo shuttle di mezzanotte veniva rifornito di carburante in fondo alla pista, e luccicava d’un color bianco-rosato nell’ultima luce del sole al tramonto. L’immagine si distorceva nel calore irradiato dalla distesa di tarmac. L’odore del catrame ammollato era associato in modo indelebile, nella sua mente, al sollievo della partenza.
    Raggiunse il centro della pista e consultò l’orologio. Cinque minuti. Accese una sigaretta e la buttò via. Ricontrollò i calcoli mentali: il volo avrebbe avuto inizio in basso, a sud-ovest. Alzò la mano per escludere il sole. Come sarebbero apparse, 150 bombe al secondo? Per i mass-media si chiamavano capsule di combustibile. Coloro che le avevano scrupolosamente montate e portate in orbita e installate nei serbatoi le chiamavano bombe. Dieci volte più luminose della luna piena, avevano detto. Sull’L-5 non bisognava guardare da quella parte senza un filtro scuro.
    Niente riscaldamento. Apparve all’improvviso, un punto iridiscente dello splendore impossibile, poco al di sopra dell’orizzonte. Brillò per vari minuti, poi si affievolì lievemente nella foschia, e scivolò lontano.
    In gran parte degli Stati Uniti non l’avrebbero visto fino a che non fosse ritornato, un paio d’ore dopo, trasformando la notte in giorno, gareggiando con i fuochi d’artificio locali. Poi sarebbe ripassato di nuovo ogni due ore. Charlie l’avrebbe visto ancora una volta, e quindi sarebbe salito a bordo dello shuttle. E finalmente avrebbe smesso di doverlo chiamare con il nome d’un politico morto da un pezzo.

SETTEMBRE 2076

    Sull’L-5 ci furono festeggiamenti tranquilli quando la Daedalus arrivò a metà percorso, si girò e incominciò a decelerare. Il rapporto pervenuto dall’equipaggio affermava che il viaggio procedeva «senza imprevisti». In quel momento stavano viaggiando a quasi due decimi della velocità della luce. Il raggio laser portava le comunicazioni, da azzurro che era, era diventato arancione per via dell’effetto Doppler: il messaggio che comunicava l’avvenuto turnaround impiegò due settimane per arrivare dalla Daedalus all’L-5.
    Annunciavano una leggera correzione di rotta. Avevano analizzato la polarizzazione della luce di Scilla-Cariddi via via che il loro angolo di fase aumentava, ed erano sicuri che il sistema fosse circondato da anelli piatti di detriti, come Saturno. Si sarebbero avvicinati «stando bassi» per evitare una collisione.

GENNAIO 2077

    La Daedalus aveva trasmesso immagini riconoscibili del sistema Scilla-Cariddi per tre settimane. Finalmente ne avevano una abbastanza sensazionale per darla in pasto ai terragnoli.
    Charlie mise il cubo olografico sulla scrivania.
    — Questo è incredibile. Come hanno fatto?
    — È un montaggio, naturalmente. — Johnny era uno degli adulti più giovani rimasti sull’L-5: un soffio al cuore, ginocchia deboli e sovrabbondanza di astrofisici.
    — Le due stelle sono una foto stroboscopica a infrarossi. Più o meno. Dieci o ventimila immagini scattate mentre la nave orbitava intorno al sistema, e poi selezionate e potenziate. — Johnny indicò, ma non servì a molto, perché Charlie stava guardando il cubo da un angolo diverso.
    «La lamina di fuoco dove le atmosfere si toccano è stata fotografata all’ultravioletto. Così mostra meglio la struttura fine.
    «Gli anelli sono stati più facili. Lunghe esposizioni a luce visibile. E dà anche il campo sellare.
    Bussarono alla porta, e un assistente si affacciò. — Ha un secondo, dottore?
    — Sicuro.
    — C’è al telefono qualcuna del comitato organizzatore russo del Primo maggio. Vuol sapere se hanno cambiato in Brezhnev il nome della nave.
    — Già. Le dica che però abbiamo deciso di chiamarla Lev Trotsky.
    L’assistente annuì, serissimo. — Va bene — disse, e fece per richiudere la porta.
    — Aspetti! — Charlie si soffregò gli occhi, — Le dica… uhm… la nave non ha un nome commemorativo, finché resta in orbita lassù. La ribattezzeranno immediatamente prima d’incominciare il viaggio di ritorno.
    — È vero? — chiese Johnny.
    — Non lo so. Chi se ne frega? Fra un paio di mesi saranno loro a non volere che prenda il nome da qualcuno. — Charlie ed Ab avevano preparato un piano (per la verità un po’ traballante) per proteggere l’L-5 dalla collera dei terragnoli: nessuno, sul satellite, aveva saputo in anticipo che la nave era diretta a 61 Cygni. Era una decisione che l’equipaggio aveva preso prima di raggiungere Scilla-Cariddi; avevano modificato il sistema motore in modo da reggere alla distruzione materia-antimateria mentre orbitavano intorno alla stella doppia. L’L-5 sarebbe venuto a conoscenza del piano d’ammutinamento tramite una trasmissione effettuata mentre la Daedalus lasciava Scilla-Cariddi. Sarebbero stati in viaggio ormai da un mese prima che il messaggio arrivasse alla Terra.
    Era piuttosto trasparente; ma almeno avevano avuto cura che nessun documento sulla vera missione della Daedalus rimanesse sull’L-5. Tuttavia c’erano tremila persone che conoscevano al verità, e qualunque ingegnere o scienziato che sapesse il fatto suo avrebbe potuto sospettarlo.
    Ab aveva pensato che, sebbene fosse molto probabile che venisse a galla la verità, i terragnoli non sarebbero riusciti a serbare rancore per ventitré anni… anche se non si fossero lasciati impressionare dall’antimateria e da altre meraviglie…
    E del resto, pensò Charlie, è una preoccupazione che ormai non li riguarda più.
    Così come andarono le cose, l’equipaggio della Daedalus avrebbe avuto cose ben più grosse di cui preoccuparsi.

GIUGNO 2077

    I russi festeggiarono il Primo Maggio… Charlie lo vide alla televisione, rabbrividendo ogni volta che sentiva nominare la nave Leonid I. Brezhnev. Poi tutto tornò alla normalità. Charlie e altri tremila attesero nervosamente il messaggio «a sorpresa». Arrivò all’inizio di giugno, come previsto, in un canale volutamente disturbato e riservato ai dati. Ma non diceva quello che ci si aspettava.

    Da Abigal Bemis a Charles Leventhal.
    Charlie, siamo nei guai. La nave è stata danneggiata, colpita a poppa da un grosso pezzo di non so cosa. Ha sfondato il riflettore principale del motore, ha distrutto una serie di sensori di comando e un jet d’assetto.
    A quanto possiamo capire, la situazione è stabile. Manteniamo l’accelerazione inferiore d’una frazione a una gravità. Ma non possiamo manovrare, e non possiamo spegnere il motore principale.
    Non abbiamo avuto grane con i detriti degli anelli mentre stavamo in orbita, dato che eravamo all’interno del limite di Roche. All’arrivo, come sai, avevamo sfruttato le divisioni naturali degli anelli. Abbiamo tentato di fare altrettanto in uscita, ma è stata una manovra più lenta e più complicata, dato che adesso la nostra massa è troppo grande. Dobbiamo aver incoccato in un pezzo di qualcosa al limite di uno degli anelli esterni.
    Se potessimo spegnere il motore, forse avremmo una possibilità di ripararlo. Ma le gondole da lavoro non possono star dietro alla nave, ad una gravità. Le radiazioni, laggiù, arrostirebbero comunque l’operatore in pochi secondi.
    Ci stiamo lavorando. Se avete qualche idea, fatecela sapere. Mi rendo conto che questo vi scagiona… eravamo diretti verso la Terra, ma abbiamo preso una botta. Manderemo una comunicazione in proposito sul canale commerciale regolare. Questo messaggio deve essere bruciato immediatamente dopo averlo letto.
    Fine.

    Funzionò perfettamente, nel senso che tolse dai guai Charlie e l’L-5… e la situazione drammatica destò un interesse per i viaggi spaziali come non c’era mai stato dopo il 1970.
    Avevano persino un’eroina. Una volontaria era scesa con una gondola da lavoro pesantemente schermata e trattenuta da un cavo, per dare un’occhiata alla situazione. Aveva trasmesso immagini chiarissime del danno, prima che il cavo si spezzasse.

    DAEDALUS: 2081 d.C.
    TERRA: 2101 d.C.

    La seguente notizia non fu pubblicata da Fax Pix perché risultò troppo difficile tradurla nel linguaggio semplificato che motivava la popolarità del giornale:

    UN’ASTRONAVE PASSA VICINO A 61 CYGNI
    (PER MODO DI DIRE)
    Dal nostro corrispondente dall’L-5.
    Un messaggio arrivato oggi dall’astronave Daedalus informa che era appena passata a meno di 400 unità astronomiche da 61 Cygni. È circa dieci volte più lontano della distanza tra il Sole e il pianeta Plutone.
    Per l’esattezza, l’astronave è passata nei pressi della stella circa undici anni fa. C’è voluto tutto questo tempo perché il messaggio arrivasse fino a noi.
    Non sappiamo con certezza dove sia adesso l’astronave. Se non hanno ancora riparato il motore rotto, sono circa undici anni-luce oltre il sistema di 61 Cygni (quando sono passati accanto alla stella doppia, la loro velocità era superiore al 99% di quella della luce).
    La situazione è più complicata se la guardate dal punto di vista d’un passeggero dell’astronave. A causa della relatività, il tempo sembra passare più lentamente quando ci si avvicina alla velocità della luce. Perciò, per loro sono passati all’incirca quattro anni appena in un viaggio di undici anni-luce.
    Il Coordinatore dell’L-5, Charles Leventhal, fa osservare che l’astronave ha abbastanza combustibile antimateria per accelerare fino all’orlo della Galassia. L’equipaggio sarebbe invecchiato di una ventina d’anni appena, ma passerebbero ventimila anni prima che noi ne avessimo notizie…
    (Cestinare. Il comunicato continua parlando di come è apparsa la nave a quelli di 61 Cygni e di come potremmo parlare con loro anche se là il tempo è più lento, ma è tutto altrettanto stupido.)

    DAEDALUS: 2083 d.C.
    TERRA: 2144 d.C

    Charlie Leventhal morì, pieno d’amarezza, all’età di 99 anni. Quasi un decennio prima venne rivelato che era stato deciso in partenza di fare della Daedalus un’astronave. Pochissimi prestarono attenzione alla notizia. Quelli che lo fecero, in maggioranza pensarono che era una bellissima cosa essersi sbarazzati d’un colpo di mille scienziati. Basta vedere in che pasticci ci hanno messo.
    Daedalus: lontana 67 anni-luce e ancora in accelerazione.

    DAEDALUS: 2085 d.C.
    TERRA: 3578 d.C.

    Dopo oltre sette anni di ricerche e sviluppo, e a una distanza di circa 15000 anni-luce, riuscirono a spegnere il motore. Grazie alla sofisticata telemetria, fu possibile effettuare l’operazione senza mettere in pericolo un’altra vita.
    Ogni vita era preziosa, adesso. Non erano più semplici esploratori: quasi metà del combustibile era stata consumata. Erano coloni, senza il biglietto per il ritorno.
    Il messaggio che annunciava il loro successo sarebbe giunto sulla Terra dopo quindici secoli. Non era del tutto certo che ci fosse un telescopio a infrarossi per riceverlo.

    DAEDALUS: 2093 d.C.
    TERRA: 5000 d.C.

    Durante la decelerazione, avevano effettuato indagini su vari sistemi lungo la direttrice del volo. Ne trovarono uno con un pianeta di tipo terrestre orbitante intorno a una stella tipo Sole, e vi si diressero.
    Nella stagione in cui incominciarono a sbarcare i coloni, l’oggetto dominante nel cielo notturno del pianeta era una bellissima nube di gas che gli astronomi avevano chiamato Nebulosa Nord America.
    Era un’ironia che non venisse in mente a nessuno dei coloni provenienti dall’L-5 il fatto che, anno più o anno meno, era il Trimillenario dell’America.
    L’America era un po’ sciupatina, nel suo tremillesimo anniversario. I mari che lambivano le sue sponde erano ricoperti da una pesante crosta cremisi di alghe anaerobiche; le città possenti erano crollate e i loro resti erano quasi completamente spianati dalle incessanti tempeste di sabbia.
    Non c’erano in programma i fuochi artificiali, per mancanza di pubblico: i batteri se ne infischiano. Anche il Primo Maggio sarebbe stato ignorato.
    Gli unici umani del Sistema Solare vivevano dentro una specie di tubo di vetro e metallo. Curavano i loro macchinari automatici, volgevano le spalle alla Terra morta, e veneravano la costellazione del Cigno ma non ricordavano il perché.
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